"Cari amici, anche quest'anno sono stata a Fortaleza per vedere come vanno le cose nella scuola che noi sosteniamo. Questa volta sono andata da sola e con qualche conoscenza in più di brasiliano. Per questo motivo ho avuto un rapporto più diretto e incisivo e una percezione più profonda della realtà della scuola e della favela. Ho percepito meglio l'importanza del ruolo che l'Opera può assumere per raggiungere i risultati perseguiti da Suor Giuliana: la conquista di Dignità e Autostima."  da una lettera di un'amica dell'Opera - 2003

   

Lettera a Auremir -viaggio di nozze di Paolo e Giusi-

L'esperienza di Roberto

Riflessioni -viaggio di Gloria-

Appunti di Viaggio -Ida-

Racconto -viaggio di Ida e Stefania-

Ho passato due settimane nel Ceara -Inge-

Una scuola nella favela -Silvia-

 

Cara Auremir,

Siamo nel tuo ufficio e come ci é capitato tante volte in questi giorni, siamo stupiti! Stupiti perché nel bel mezzo del tuo lavoro (telefono, computer, carte varie) hai sempre il tempo per un sorriso, per una parola gentile, per una carezza.
Ci date l'impressione di aver trovato un tesoro, una chiave di lettura per la vita: forse in questa sperduta scuola, dimenticata dal resto del mondo, é nascosta la felicità; felicità nel proprio lavoro, nelle piccole cose, nei rapporti umani. Grazie per averci mostrato anche questo!
Torniamo a Roma dopo aver imparato alla vostra scuola e sperando di essere capaci di trasmettere almeno il 10% delle emozioni provate in questi giorni, ma anche di provare a mettere in pratica la "felicità" di cui abbondano i vostri occhi.
Noi andremo via in punta di piedi però volevamo tramite il tuo aiuto ringraziare e abbracciare tutti coloro che hanno aderito a questo grande progetto pensato da Suor Giuliana. Ci riferiamo alle coordinatrici, agli insegnanti, al personale amministrativo, alle cuoche, alle ausiliarie e ai genitori che non si sono mai rifiutati di donare un sorriso.
Grazie, grazie e ancora grazie. Il Signore vi ricompensi sempre per tutto il bene che regalate ogni giorno.

Con tutto il cuore
30 Settembre 2005

Paolo e Giusi Pannuti

 
 

L'esperienza di Roberto

Carissimo Ettore, sono rientrato dal Brasile il 15 agosto u.s. a notte fonda. Volevo informarti circa la visita alla "Escola Irmà Giuliana Galli" di Fortaleza avvenuta giovedì 12 agosto mattina. Dopo un breve contatto telefonico, atteso, la Sig.ra Auremir è venuta a prenderci in albergo così come da tuo messaggio. Auremir ci ha portato alla scuola ed all'interno della favela. E' stata un'esperienza toccante ed indimenticabile. Mia moglie non è riuscita a trattenere le lacrime ed Auremir ha dimostrato anche in questa occasione una straordinaria sensibilità e capacità di gestire la situazione. Mio figlio Giuseppe di appena 12 anni è rimasto in silenzio per tutta la durata della visita ma al ritorno non ha potuto fare a meno di renderci partecipi delle sue emozioni e riflessioni. Anche per me non è stato facile controllare le emozioni ed i sentimenti. Mia figlia maggiore, 19 anni, si era già impegnata con amici per una visita turistica e sfortunatamente non c'era. La mia famiglia ha già avuto modo di fare esperienze toccanti in giro per il mondo, Africa, Asia, Sud America ma poche volte così intense. Non è stato il toccare con mano l'indicibile miseria della favela o le condizioni disumane in cui centinaia di bambini e le loro mamme vivono che ci hanno commosso ma le motivazioni ed i valori che spingono persone come Auremir, i suoi collaboratori e tutti voi che sostenete questa eccezionale opera. Parlerò di questa esperienza e della vostra attività agli amici ed in azienda e farò il possibile per sostenere la vostra opera. Un ringraziamento particolarissimo ed altrettanto affettuoso ad Auremir per l'ospitalità, l'attenzione, la sensibilità accordataci. Straordinaria! Spero di poterla incontrare in Italia quando avrà occasione di venire. Ringrazio tutti voi anche a nome di Luisa e Giuseppe per la gentilezza e la disponibilità che mi avete dimostrato e mi farò sentire ancora prossimamente. 
Un affettuoso saluto Roberto Bovio 

Fortaleza Agosto 2004 

 

 
 

Escola Irmà Giuliana Galli

Chiamarla solo scuola è poco e non rende l'idea, in realtà è una grande famiglia.
I bambini si sentono amati, apprezzati, responsabilizzati, la prima cosa che colpisce è proprio l'armonia e la serenità che vi regnano.
Tutti gli insegnanti e collaboratori sono affettuosi, allegri, ogni cosa viene fatta con il cuore, va al di là del lavoro, della professione e questo i bambini lo percepiscono.
La scuola è il loro mondo perfetto come dovrebbe essere la famiglia, la società, la casa: c'è pulizia, ordine, disciplina, ma anche gioco, creatività, allegria e tanto amore.
Oltre alle materie scolastiche hanno il corso di computer, disegno, artigianato, danza, capoeira, football e volley.
Tutti gli oltre 800 bambini ad iniziare dai piccoli di 2-3 anni disegnano e compongono grandi manifesti che rallegrano gli ambienti, fanno rappresentazioni teatrali utilizzando per la scenografia ogni tipo di materiale di recupero, grazie ovviamente alla fantasia e al lavoro degli insegnanti e collaboratori.
Altra nota di rilievo è il nutrimento: un pasto al giorno per tutti gli scolari e un programma alimentare per i bambini sottopeso.
L'ambulatorio è un pronto soccorso e consultorio per tutta la favela. 
Ad esempio ho assistito alla medicazione di un uomo molto anziano con un piede incredibilmente gonfio per l'infezione, stava rischiando la cancrena, ma la sanità pubblica è quasi inesistente e loro ormai sfiduciati neanche tentano di farsi curare, semplicemente si lasciano andare aspettando quel che deve succedere. 
Hanno un ritmo di vita molto lento … non c'è fretta, non c'è niente da fare, non c'è da correre da nessuna parte perché il biglietto dell'autobus costa troppo quindi è difficile che si allontanano da quel territorio. L'unico lusso che hanno tutti, almeno così mi è sembrato, è la TV. E' l'unico contatto con il mondo, forse l'unico modo per sognare, è inutile avere il frigo quando non si ha cosa metterci dentro.
La scuola spesso provvede ai viveri per i più bisognosi. Quando padrini e madrine inviano dei soldi, viene comprato quello che desiderano ma con parsimonia, può essere vestiario, la torta per il compleanno o un gioco, con quello che rimane si acquistano generi alimentari per le rispettive famiglie. Insomma la scuola è un S.O.S. per tutta la favela e cerca di andare incontro ad ogni genere di necessità, a volte basta semplicemente ascoltare un problema.
Quando parlo di scuola intendo Auremir, una donna eccezionale per la bontà, dedizione, impegno e amore verso tutti. Nella favela l'adorano e rispettano grandi e piccoli, è la loro santa protettrice dopo suor Giuliana Galli che tutti amano e ricordano come se l'avessero vista il giorno prima, diversi bambini mi hanno chiesto se la conoscevo, bambini piccoli che ne hanno solo sentito parlare, ma capiscono il bene che gli ha fatto.
Auremir con un grande cuore e molta fede in Dio riesce a muoversi con leggerezza, dolcezza, sempre sorridente fra tutti i problemi e richieste quotidiane, gente che si confida e chiede aiuto, la scuola da organizzare e mandare avanti … eppure riesce a fare sempre tutto con calma e serenità. E' molto forte, sa dare tutto senza farsi sopraffare, i bambini la rispettano moltissimo, sanno che anche una sgridata è meritata e poi segue sempre una carezza.
I bambini si sentono amati, protetti, acquistano fiducia e dignità. Quando la scuola è chiusa per festività loro sono tristi (al contrario di quanto avviene in Italia) ed è facile capirne il motivo. Basta uscire dal cancello e vedere i cumuli di rifiuti, fango, detriti, fogne aperte e poi le baracche. Ne ho visitate alcune e mi riesce difficile farne una descrizione. Sono così lontane dal nostro concetto di abitazione che solo vedendole di persona si può capire cosa significa vivere in una favela, cosa significa vivere alla giornata senza alcuna speranza, senza sogni per il futuro.
La maggior parte delle case non ha il bagno, il tetto è approssimativo per cui quando piove entra l'acqua e rimediano con teli di plastica volanti ma non troppo efficienti. E' tutto vecchio, rimediato, sporco, rotto, in genere c'è solo un letto e il resto della famiglia dorme su amache, 5-6 persone in una stanza. Ci si chiede come è possibile che i bambini siano sempre puliti, profumati, con i capelli lavati e ben pettinati. Anche qui la risposta è nella scuola che li ha abituati all'igiene personale quotidiana ed anche le mamme hanno un po' modificato il loro stile di vita. 

La commozione che ho provato all'arrivo per il benvenuto che mi hanno dato in tutte e due le scuole, l'emozione che ho provato nel vedere quei visini sorridenti e braccia aperte per stringermi e baciarmi è un qualcosa che non si può descrivere.
Non ho mai avuto molti contatti con i bambini ma credo che in Italia una simile spontaneità, accoglienza e affetto per una sconosciuta siano impensabili. La loro accoglienza non faceva parte della cerimonia preparata in precedenza ma è stata spontanea, da esseri liberi da blocchi e infrastrutture mentali, dimostrano i loro sentimenti con naturalezza.
Mi ha fatto un enorme piacere ma non essendoci abituata mi sentivo un po' impacciata. Poi questi contatti sono proseguiti nei giorni di permanenza e pian piano mi sono sciolta e mi sentivo sempre più libera. Non facevano che ringraziare senza sapere che invece è proprio il contrario, sono stati più loro a dare a me che non io a loro. L'amore che hanno saputo darmi con quei sorrisi, abbracci, baci, voglia di comunicare nonostante le difficoltà della lingua, sono stati una gran medicina e lezione di vita.
Viene da pensare a quanto è vuota e inutile la nostra vita, sempre stressati, sempre di corsa per raggiungere obiettivi sempre più lontani, molta esteriorità e traguardi ambiziosi che alla fine non danno la vera felicità perché manca la tranquillità interiore, la pace, l'amore, la comunicazione.
Auguro a tutti di poter andare a Fortaleza per vivere personalmente questa esperienza e rendersi conto che quel contributo che noi versiamo e che non rappresenta un grosso sacrificio, quanto sia invece importante e vitale per loro, quanto loro ci amano da lontano per questo nostro gesto molto più di quanto noi possiamo amare loro, per lo meno non prima di averli conosciuti.

Concludo con un ultimo pensiero: la mia ammirazione e gratitudine per Auremir si sono persino rafforzate nel corso del mio viaggio potendo confrontare progetti simili in altre zone del Brasile. Più vedevo altre situazioni e più pensavo che la nostra scuola a Fortaleza nella sua semplicità e umiltà nel proporsi è qualcosa di grandioso ed eccezionale!

Fortaleza Aprile 2003

Gloria Camba

 

 
 

Cari amici,
anche quest'anno sono stata a Fortaleza per vedere come vanno le cosenella scuola che noi sosteniamo. Questa volta sono andata da sola e con qualche conoscenza in più di brasiliano. Per questo motivo ho avuto un rapporto più diretto e incisivo e una percezione più profonda della realtà della scuola e della favela. Ho percepito meglio l'importanza del ruolo che l'Opera può assumere per raggiungere i risultati perseguiti da Suor Giuliana: la conquista di Dignità e Autostima. E' molto importante per gli abitanti della favela Garibaldi sapere che in caso di necessità c'è qualcuno che li ascolta e che è disponibile ad aiutarli a risolvere i loro problemi, ma è altrettanto importante ed inoltre educativo assumere un atteggiamento di rifiuto, ovviamente molto argomentato, quando la richiesta è solo frutto di un abitudine a chiedere. E' vero che così facendo si rischia di risultare antipatici e impopolari; ma un comportamento più accomodante minerebbe i principi su cui si fonda l'Opera: La riconquista della dignità personale. Questo discorso vale per gli adulti ma anche per i bambini; e vale per gli operatori della scuola come per i sostenitori quando si trovassero a vivere questi momenti. Io, durante la mia permanenza di 24 giorni, mi sono comportata così. 
Questa volta ho potuto seguire di più l'andamento della didattica che ho trovato dinamica ed efficace. Le pareti della scuola sono sempre ricoperte da manifesti compilati dai ragazzi, che sono il risultato di un lavoro progettato, elaborato ed eseguito. Quando sono arrivata gli argomenti trattati erano la prevenzione del cancro (mammella, polmoni, prostata) e la storia della scuola. Era in atto la commemorazione per l'8° anno della morte di Suor Giuliana. L'avvenimento è stato chiuso da un concerto di canzoni composte dagli allievi ma in precedenza c'era stato un incontro della scolaresca con Francisco Antonio da Silva Nascimento studente neodiplomato della Favela Garibaldi che si accinge a diventare professore di Educazione Fisica. L'incontro, molto istruttivo per i ragazzi, poneva l'accento sull'importanza della scuola nella favela ed è stato seguito con grande partecipazione tanto che l'alunna Antonia Carliene della 6a Serie che aveva conosciuto Suor Giuliana alla Materna, si è commossa fino alle lacrime quando ha ricordato come era piccola la scuola all'inizio e come è bella adesso e quanto sono fortunati a frequentarla. Ma si era in prossimità del Carnevale e allora grandi preparativi per l'allestimento della festa e di manifesti gioiosi ma altamente educativi sui quali si invitava a divertirsi ma senza violenza facendo attenzione alla prevenzione e quindi usare camisinha (cioè il preservativo). Noi nelle nostre scuole queste cose ce le sogniamo. Da noi lo strumento suggerito per la prevenzione è la pratica dell'astinenza. Il giorno delle Ceneri è iniziata la CAMPAGNA della FRATELLANZA con le persone anziane. Sono state invitate, in tempi diversi, due persone anziane della favela dalla cui esperienza i ragazzi, con partecipazione molto attiva, hanno tratto insegnamento sul come trattare con rispetto le persone anziane. Ad entrambe è stata donata una Cesta Basica, cioè alimenti di base. Inutile dire che in questi giorni i manifesti parlavano del rispetto dovuto agli anziani. Immediatamente dopo, per l'8 Marzo, studio dell'evento storico che ha dato luogo alla festa e l'importanza di questa data nella storia dell'emancipazione femminile. C'è stata una festa con danze folcloristiche. L'avvenimento ha avuto come coda il regalo a tutte le donne adulte di attestati di benemerenza per appartenere al sesso femminile accompagnati da fiori di carta e dolcetto. Nella Scuola dove sono i bambini della materna si festeggiava 'O dia do Circo', una festa con i pagliacci, interpretati in maniera impeccabile da quattro allievi dell'ottava Serie sotto la direzione del professor Klaus. Devo dire che quella è stata una giornata piena di gioia al vedere tutti quei bambini che, naso a ciliegia e cappellino a cono, si divertivano ridendo a più non posso e stimolati dai Pagliacci interagivano con loro. Anche i piccoli, alla loro maniera preparano manifesti, e così in questa occasione l'atrio della Escolinha era tutta decorata con colori vivacissimi. La festa si è conclusa con salti e girotondi con Pagliacci, bambini e… pure io.
Concludendo, mi auguro che nella Scuola si continui a lavorare in questa direzione, vigilando sempre che il conseguimento della Dignità e dell'Autostima non escano mai dal Progetto Educativo.

Marzo 2003
Ida Di Vicino

 
 

Ciao siamo Stefania ed Ida,

appena tornate da un'esperienza in Brasile a Fortaleza dal 28/2 al 15/3/02, nella Favela Garibaldi.
Siamo state accolte il giorno del nostro arrivo in maniera commovente, con una bella festa in cui i bambini della scuola, di varie età, hanno fatto dei balletti, cantato per noi e spiegato la Capoeira.
Tutta l'accoglienza era un modo di ringraziare non solo Ida e Stefania ma tutti gli italiani che rendono possibile l'esistenza di questa scuola e soprattutto permettono a 730 bambini di venire nella scuola G. Galli.
In realtà secondo noi parlare di scuola è un termine un po' riduttivo perché qui loro non ricevono soltanto l'istruzione scolastica ma molto di più.
A scuola mangiano e per alcuni questo è l'unico pasto della giornata. A scuola c'è un ambulatorio con un'infermiera, Junia, a cui chiedono aiuto in caso di bisogno.
Purtroppo non c'è un dottore ma solo un volontario che viene ogni tanto.
A questo ambulatorio non accedono solo i bambini ma anche moltissime persone della favela che altrimenti non saprebbero dove andare. Quello che noi chiamiamo il "medico della mutua" per loro c'è ma, oltre magari ad essere lontano, richiede lunghe ore di attesa, molto di più che da noi, e ne consegue che spesso per loro la scelta diventa "o si lavora o si va dal dottore"; ma credo che capiate da soli cosa vuol dire una giornata di non lavoro per loro.
Auremir ci ha raccontato che in realtà loro utilizzano il termine malato solo quando la malattia è ad uno stadio terminale.
Ma ritorniamo a bomba su cos'è la scuola per loro. La scuola è il luogo dove capiscono che c'è la possibilità di sperare in un avvenire diverso, migliore e soprattutto un posto dove ricevono amore e si sentono considerati come esseri umani.
Guardando i loro volti ci sono tante storie per ogni sguardo, tante situazioni diverse che per noi in Italia è difficile immaginarle solamente. Ad ogni nome c'è una storia di sofferenza, di disagio ma nessuna parola può rendere realmente l'inferno che loro vivono.
Ma in realtà poi hanno una gioia interiore, una serenità che ti trasmettono. Ti chiedono amore, affetto; ma in realtà ne danno tantissimo anche loro anzi forse più loro a noi.
Auremir, che già conoscevamo, ci sembrava già una donna in gamba ma vederla a lavoro sul campo ci è sembrato comunque diverso. E' una donna eccezionale che fa molto di più che un semplice lavoro, ovvero la direttrice della scuola.
Lei ama questi bambini uno ad uno come se fossero figli suoi e di ognuno di loro conosce la situazione familiare, economica, personale. Basta che lei li guardi in faccia per capire se qualcuno di loro ha un problema.
Lei è per tutti come una mamma, sa quando essere dolce e comprensiva, quando ascoltare, quando dire una buona parola ma anche quando essere forte e decisa.
Suor Giuliana, la fondatrice dell'opera, non poteva certo scegliere una persona migliore. Di questo ne siamo certe.
Tutto il personale della scuola segue i bambini con amore ed attenzione e questo è per loro davvero importante. Tra studenti e professori c'è un buon rapporto, non c'è autoritarismo ma tutto sembra funzionare alla perfezione, i bambini sono tutti ordinati e disciplinati, e quando è il caso, si spostano in fila indiana. Questo rapporto così familiare si sente anche nel linguaggio, molte insegnanti vengono affettuosamente appellate come "tia".
Le lezioni non sono mai cattedratiche, si svolgono cercando sempre di coinvolgere attivamente i ragazzi. Oltre alle normali lezioni ci sono una serie di attività collaterali, ed ogni ragazzo ne sceglie almeno due. Uno dei corsi da poco incominciati ma che sembra il più richiesto è quello di informatica. 
Avevamo visto filmati e foto tante volte prima della partenza, ma toccare con mano questa realtà è completamente diverso.
Vedere cosa c'è intorno alla scuola fa rabbrividire, si ha come la sensazione che quando i bambini escono dalla scuola fuori ci sia una specie di Inferno.
E' soltanto agirandosi a piedi per le case, se così vogliamo chiamarle, che ci si comincia a rendere conto delle reali condizioni in cui molti di loro vivono.
Le strade, innanzitutto non sono asfaltate e quando piove è un vero disastro, fango che imperversa dappertutto. Voi camminereste a piedi nudi? Molti di loro lo fanno, ma non per scelta!!!! Le fogne sono a cielo aperto, le case sono circondate da ruscelleti in cui scorre di tutto e camminare là, con il caldo ed un odore fortissimo, penetrante, sembra quasi un'impresa.
Le case sono costruite alla meno peggio ovvero con mattoncini, tetto in lamiera, non hanno porte o finestre ma solo buchi da cui entrano oltre l'aria anche insetti vari, i pavimenti non sono ovviamente mattonati. Spesso in uno o massimo due ambienti vivono parecchie persone.
Non sappiamo se la descrizione aiuti a comprendere la situazione effettiva in cui si trovano tanti bambini, forse non del tutto. Ci ha fatto comunque piacere mettervi al corrente delle nostre impressioni. Noi riteniamo indispensabile l'aiuto dei padrini e delle madrine, non solo con il contributo annuale ma con una presenza che si faccia sentire in maniera viva e costante.
Come? Sta a ognuno di noi trovare il suo modo di mettersi al lavoro, ognuno mette a disposizione i propri talenti, le proprie idee ed iniziative. Tutto questo per far crescere e mantenere la struttura e i programmi ma soprattutto per far sentire il nostro amore a questi bambini. E' stato bello vedere la loro gioia nello spacchettare un pacchetto, nel leggere un bigliettino. A loro che cosa può servire? Tutto…quindi ogni cosa è una goccia in un oceano.
Preferenzialmente le cose più utili sono: pantaloncini e camicette. Le mutandine sono un bene molto apprezzato. A livello di medicinali garze, cerotti, pomate per dermatiti, tachipirina, disinfettanti.
Ci tenevamo però a fare una precisazione. E' vero che sono grati all'Italia per gli aiuti che ricevono ma cercano di economizzare al massimo, evitando gli sprechi e la stessa Auremir crediamo sia sempre pronta a chiedere in giro, anche alle Istituzioni aiuti economici, ma bisogna tenere presente la realtà poltico-economica del Brasile. Continuiamo a portare avanti il nostro progetto perché ne vale davvero la pena, non dobbiamo aver paura della crescita di questa scuola. Si è innescato un processso evolutivo che deve essere portato avanti. Questi ragazzi stanno crescendo, stanno imparando tante cose, sono consapevoli delle opportunità che hanno nella scuola per capire le loro attitudini e per svilupparle. Abbiamo anche conosciuto qualcuno che per qualche periodo si era allontanato e poi di corsa è ritornato rendendosi conto della grande opportunità rappresentata dalla scuola. Forza e coraggio, non arrendiamoci.

Roma 31 Marzo 2002 

Ida Di Vicino e Stefania Prattico 

 
 

Ho passato due settimane nel Ceara

Carissime amiche e carissimi amici,
sono ritornata ieri dal Brasile dove ho passato due settimane sulla Lagoa de Gijoca/Jericoacoara e presso la Scuola Giuliana Galli (Favela Garibaldi) di Fortaleza (Cearà) insieme all'amico "Dr.Milvio" ed una coppia di amici suoi.
Sto meglio adesso, mi sono distratta, ho mangiato molto bene, cose differenti e svariate: Ho respirato un aria fantastica, il vento non faceva sentire molto il caldo, lì è sempre ventilato. Non c'è folla di turisti in questo periodo dell'anno.
Il mio amico Federico Castelli ha da anni ha una Pousada-Ristorante "Freddyssimo" sulla Laguna di Gijoca, immersa nel verde. Quell'ambiente fa dimenticare che il tempo passa. Stavo in amaca tranquilla anche per ore, sonnecchiando. Io mi rilasso veramente quando mi trovo appesa tra i rami di un albero e ascolto le foglie che parlano col vento mentre osservo il cielo in alto.
In Fortaleza sono stata ospite di Auremir Medeiros, Direttrice della Scuola Irma Galli, Scuola costruita nel 94 in mezzo alla favela Garibaldi da una suora salesiana italiana, morta di malattia nel frattempo. I finanziamenti sono venuti dall'Italia, dove esiste un'associazione apposita, che tra l'altro stimola l'adozione a distanza dei bambini della favela ossia della Scuola. 
Non Vi posso descrivere la mia contentezza nel conoscere la "mia" bambina, che ha una sorellina ed un papà e mamma regolari ed è intelligentissima, si dice che lei sarà una delle poche ad andare all'università un giorno.
I soldi non vanno ai bambini individualmente, ma bensì alla Scuola, che così si mantiene. Per una giornata intera sono stata nella Scuola e nella favela e sono rimasta entusiasta dell'ottima organizzazione. I bambini (da 6 a 14 anni) sono belli, la maggioranza da concorso di bellezza "bimbo più bello", vivacissimi, educati e molto affettuosi. Mi hanno regalato una bella dose di baci e abbracci sufficiente per molti mesi!

Un abbraccio Inge

 

 
 

Una scuola nella favela

Fino a non molto tempo fa non era che uno dei tanti villaggi di pescatori che si adagiava all'ombra delle palme da cocco lungo il litorale del Nord-est brasiliano.
In pochi anni, grazie ad investimenti stranieri, si è trasformata, con i suoi grattacieli, gli hotel di lusso ed i locali notturni nella "Miami dei Tropici" e, soprattutto, nella nuova capitale brasiliana della prostituzione e del turismo sessuale.
Un volo diretto lega attualmente Fortaleza alle principali capitali europee, e trasporta centinaia di turisti del sesso, molti dei quali italiani.
Sembra che a Fortaleza tutto sia più esotico, che tutto sia lecito, anche la speculazione sulla miseria altrui.
Infatti, all'ombra dei grattacieli e degli alberghi si estendono distese interminabili di favelas (bidonvilles), dove confluiscono le popolazioni del sertão, l'interno dello stato del Ceara colpito da drammatici periodi di siccità, attratte dal miraggio di una vita migliore.
E Fortaleza, con i suoi 2.000.000 di abitanti sta già scoppiando.
Ed è a Fortaleza che più ho sentito la vergogna e, al tempo stesso, l'orgoglio di essere cittadina italiana.
La vergogna per le ragioni sopra esposte, l'orgoglio per la storia che adesso sto per raccontare.
La favela Garibaldi è cresciuta così in fretta da essere chiamata "vila", ovvero cittadina, con più di 200.000 persone. Tra queste, tanti bambini che vivono in baracche di legno o di mattoni, senza acqua potabile, senza giochi, senza istruzione, insomma, senza alcuna speranza per il futuro.
E' in questa favela, dove ho soggiornato per alcuni giorni nel corso del mio ultimo viaggio in Brasile, che ho capito che potevo finalmente rivelare la mia nazionalità senza dovermi vergognare. Anzi è qui che ho scoperto che c'è un'altra Fortaleza, ma anche un'altra Italia, quella della generosità e della solidarietà.
E' infatti in questa favela che sorge una scuola sorprendente, costruita e gestita interamente con fondi italiani.
A guidarla c'è invece una cearense, Auremir Medeiros, che ho avuto la gioia di conoscere nel gennaio scorso. E Auremir mi ha raccontato la storia di Suor Giuliana Galli e del suo sogno brasiliano, da cui è nata la scuola che ora porta il suo nome. La scuola ospita oggi 508 alunni cui vanno aggiunti i 160 che studiano già nella nuova ala inaugurata lo scorso febbraio. L'insegnamento garantito è quello elementare (dalla prima alla quarta serie, secondo il sistema brasiliano) dal quale, comunque, sono quasi sempre esclusi tutti i ragazzi che vivono nelle favelas brasiliane.
Tra le materie studiate, oltre a quelle tradizionali, scopriamo che i ragazzi della Scuola Galli imparano rapidamente l'italiano, ma anche l'inglese, l'informatica e, naturalmente, la danza. Nella Escola Galli tutti gli alunni ricevono gratuitamente il materiale didattico, la divisa scolastica ed un pasto giornaliero. Recentemente sono stati chiamati ad operare nella scuola anche alcuni psicologi del municipio di Fortaleza che si occupano dei casi più gravi: abbondono, maltrattamenti, molestie e violenze sessuali ai danni dei bambini.
La scuola stessa organizza una riunione mensile per le famiglie in cui la terapia consiste nel "momento da escuta", ovvero il "momento dell'ascolto", in cui ogni ragazzo e gli stessi adulti raccontano pubblicamente la propria storia.
Il sabato, poi, tutte le donne della favela si riuniscono per una curiosa fiera. Le mamme degli alunni comprano ad un prezzo simbolico i vestiti per i loro figli, facendo sacrifici o rinunciando a comprare, ad esempio, alcool, sigarette o droga. Gli abiti usati provengono dall'Italia e sono venduti nel corso della fiera per cercare di responsabilizzare le donne della favela ad acquistare soltanto beni di prima necessità che garantiscano un'esistenza dignitosa ai propri figli.
Le stesse insegnanti realizzano una specie di rapporto mensile sulla situazione dei singoli alunni ed incontri pedagogici durante i quali imparano, ad esempio, come intervenire nel caso riscontrino segni di violenza su un bambino.
Esiste dunque una vera e propria equipe che si preoccupa, oltre che dell'aspetto didattico, di quello sociale e psicologico degli alunni, per garantirgli una situazione il più possibile serena dentro e fuori la scuola.
Nella favela i ragazzi e, spesso, anche i bambini consumano vari tipi di droghe. Le più diffuse sono la maconha (marijuana), la cola do zapateiro (la colla dei calzolai), che diminuisce lo stimolo della fame, lo psicotrop, assunta insieme a qualche bevanda alcolica, e l'hoipinol, meglio conosciuta come aranha (ragno), a causa della sensazione di formicolio che provoca nel corpo.
I ragazzi e i bambini che consumano droga vivono sempre situazioni di estremo disagio. Spesso sono abbondonati a loro stessi, e diventano meninos de rua (bambini di strada) oppure vengono quotidianamente maltrattati da padri ubriaconi e madri irresponsabili. Ma la scuola non è giuridicamente autorizzata a sottrarre i bambini alle famiglie. Ha le mani legate. E allora si impegna ad aiutare i bambini nel loro ambiente così che possano loro stessi cambiare la realtà da cui provengono.
Per questo l'adozione, secondo Auremir, deve rimanere una "adozione a distanza", un gesto di solidarietà che tenda a migliorare la situazione nell'ambiente stesso in cui i ragazzi nascono e vivono, senza sdradicarli da una realtà che, per quanto dura e talvolta intollerabile, è pur sempre la loro realtà di origine.
E così conclude Auremir: "Tutti sono in grado di insegnare a leggere e a scrivere. Ma io sono qui per formare cittadini, persone che conoscano e rivendichino i propri diritti. E la Scuola Galli è l'unico mezzo che consente a tanti ragazzi svantaggiati di farlo".
La mia esperienza nella vila Garibaldi e nella Escola Irmã Galli mi ha permesso di scoprire la dignità di coloro che vivono nelle favelas, lottando ogni giorno per migliorare le proprie condizioni di vita e il coraggio e l'umanità di Auremir e di quanti, anche da lontano, li accompagnano in questo difficile cammino.

Dott.ssa Silvia Zaccaria 
antropologa –Associazione VIVAMAZZONIA

 
 
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