"Ciò che mi sta a cuore è che la nostra persona si apra ai grandi orizzonti dell'umanità, che si entusiasmi ai problemi ed agli ideali più sublimi, che si apra al fratello, senza chiudersi, come purtroppo conduce il nostro consumismo, al piccolo cerchio della nostra famiglia e ai mille bisogni indotti ..."  da una lettera di Suor Giuliana Galli , dal Brasile - 1995

   

Recite, 10.11.1987 L'inizio della missione

Petrolina,21.09.1988 Lavorare con i bambini

Fortaleza, 24.08.1989 La doccia

Petrolina, 03.11.1989 Senso della malattia

Fortaleza, 02.05.1993 No all'Africa, resta a Fortaleza fino alla fine

Fortaleza, 09.12.1993 Lo scopo della missionaria

Fortaleza, 12.02.1994 L'inizio dell'Escola Galli

Fortaleza, 06.06.1994 Venite a vedere

Fortaleza, 26.06.1994 Grazie

Fortaleza,09.01.1995 Testamento spirituale

 

 

Recite, 10.11.1987 L'inizio della missione 

Carissimi "tutti", 
incomincio a ricevere le Vostre risposte alla mia lettera e Vi assicuro che "è bello" leggerVi! Mi si chiedono notizie un po' più particolari perché, come dice ad esempio Nicoletta, "questa missione, per fortuna, coinvolge anche noi". 
Se ne sono capace, lo faccio ben volentieri, sapendo di scrivere ad "amici", che leggono soprattutto col "cuore". 
Continuano le mie attività, di cui già vi feci cenno, a cui, poco per volta, se ne vanno aggiungendo altre. Vado ogni giorno nelle favelas e ogni giorno cerco di portarmi sempre più avanti. Avanzo lentamente: i motivi sono vari. 
Prima di tutto, amo rispettare la dignità del povero: non è bello, almeno a me pare, guardare nelle case o fuori delle case, osservare la miseria estrema della gente e passare tra loro come la "straniera-turista", che guarda e va. Vado con loro e mi fermo, appena incontro un'occasione e sempre per strada. Non pensate che le strade siano come le nostre: tutt'altro! Al massimo sono larghe un metro: in mezzo scorre l'acqua sudicia, che è lo scolo di tutto. Incanalazioni non esistono. Quando piove, l'acqua allaga le case. Per la gente del posto però, tutto questo non fa problema: già sanno che l'acqua entra e che si diffondono le malattie e "tutto" accettano, con molta pace e tranquillità. 
Difficilmente dicono le loro pene e preoccupazioni, anche se sono "vive" e "profonde". Solo poco per volta, quando vengono a conoscermi, incominciano a parlare di ciò che più sta loro a cuore e mi invitano in casa. 
Lì allora scopro la vera miseria: non c'è pavimento, non pareti, non mobilio, ma solo qualche asse, qualche mattone, un letto quando c'è e una povertà che stringe il cuore. 
Qui incominciano a parlare e raccontano di sé. 
La visita di una suora per loro è una benedizione di Dio e, a mano a mano che vengono a sapere che sono venuta qui per rimanere "sempre" con loro, si sentono come sostenuti. A loro non par vero che una persona possa aver lasciato l'Italia (che per loro significa "ricchezza") per andare a [mire in una simile povertà. Per loro tutto questo "è segno della bontà di DIO" e dicono, con l'entusiasmo proprio dei brasiliani, che DIO si è ricordato di loro. 
Ma cosa posso fare io "sola" .. nulla! 
Vado, ascolto, parlo, mi fermo molto volentieri nei loro buchi, mi lascio baciare le mani, (perché qui è segno massimo di rispetto) lascio che i bambini mi chiedano la benedizione, dietro invito delle mamme e dei papà (perché qui la presenza di una suora è ritenuta sacra). Ma "cosa" posso fare? 
Il più delle volte tomo in noviziato con la vergogna di avere una casa di mattoni, di dormire in un letto, di avere un cortiletto interno, anche se molto piccolo, per prendere un po' di aria, quando fa molto caldo ed è difficile rimanere in casa. Nelle favelas, dove mi trovo, non c'è tutto questo. E questa differenza mi fa sentire troppo ricca, nei loro confronti. Mi chiedono vestiti, mi fanno vedere ricette di medicine che mai potranno comperare, mi chiedono lavoro. Questa mattina, mentre stavo per uscire e avviarmi alle mie solite visite, dalla parte opposta sono raggiunta da due bambini : 
Ismaele di 6 anni e Marcello di 12. Ismaele ha addosso tre magliette, che ha ottenuto da una signora, e Marcello tiene in mano un paio di calzoni lunghi da accorciare e una camicetta; mi danno il tutto, perché lo custodisca per loro. Insieme usciamo nelle favelas, infatti desiderano conoscere l'abitazione di Giuseppe Riccardo, 6 anni circa, anch'esso "MENINO DA RUA". Mentre camminiamo e ci fermiamo all'ombra di qualche pianta, posso fare domande sulla loro storia, sempre molto sofferta. Marcello, ad esempio, ha una casa ed una famiglia (numerosa come tutte), ma la mamma non lo vuole e gli dice apertamente che non è contenta quando lui, ad intervalli, ritorna. Il papà vuole che sia ricoverato in un istituto molto grande, in cui vengono raccolti tutti i bambini abbandonati, ma da cui è molto bene restare lontani. Lì vengono portati i bambini che vengono rastrellati di notte dalla polizia mentre dormono nelle piazze o in qualsiasi buco della città. Il più delle volte, però, sanno sfuggire molto bene e qualsiasi strada della città diventa la loro abitazione. Qui inizia la violenza: i bambini vengono addestrati "a tutto". 
Loro stessi mi raccontano le loro piccole o grandi storie. I più piccoli con molta semplicità, i più grandi (che non superano i 12-14 anni), con desiderio vivo di trovare un affetto sicuro, una bontà di cui fidarsi e una casa. 
Non basta dare una casa: occorre tutto, dal gioco allo studio (perché non sanno né leggere né scrivere) al lavoro, al cibo al dormire. Infatti già chiedono con insistenza di fermarsi a dormire la notte e questa richiesta mi pare proprio un "appello di Dio", a cui devo rispondere. E senz'altro lo farò. Ma ho bisogno, come sempre, di avere idee un poco chiare, perché i bimbi non possono essere accolti, per essere di nuovo buttati sulla strada, per incapacità mia. 
Ho bisogno di preghiere, perché la mia sia una risposta a ciò che Dio vuole, mandandomi tutti questi bambini. Sono sicura di poter contare su di Voi: questo è ciò che ci unisce in profondità al di là di questa distanza, che io non sento. 
Porto L'Italia, la mia casa e ciascuno di Voi "dentro di me": quindi mi siete "personalmente" vicini.
Vi trascrivo un'espressione che mi lasciò Madre Ilba poco prima di partire per il Brasile; è molto bella e la voglio condividere con Voi : "il tuo cuore si illumini di ognuno e bruci della pena di tutti" .
Sr. Giuliana FMA

 
 

Petrolina,21.09.1988 Lavorare con i bambini

Carissimi "tutti" 

Sono giunta a Petrolina il 2 luglio U.S.: una città abbastanza recente, che è la capitale della zona circostante, semi-arida. La comunità, di cui faccio parte, conta cinque suore, con me, e comprende due case: una è per "bambini di strada" e una per "le ragazzine di strada". Il centro è sorto da poco: cinque anni e, poco per volta va arricchendosi di attività. 
Inizialmente vivevano insieme bambini e bambine, che si è dovuto separare quasi subito, perché hanno bisogno di una assistenza molto oculata e di metodi ben diversi. Ciascuna casa ora ha la sua scuola e le sue attività. I bambini hanno una fabbrica di ghiaccioli, che vendono per le strade, e un buon gruppetto sono lustrascarpe; e le bambine imparano ricamo, cucito, taglio, pittura, ed altre attività. All'inizio anche loro vendevano ghiaccioli per le strade, ma si è dovuto toglierle, per i pericoli in cui incorrevano. 
Certo, in questo modo, si è persa una parte, l'unica, di guadagno, ma la loro formazione sta al di sopra di tutto. Essendo "bambine di strada" non si possono rimettere nella strada: occorre dare loro il gusto della "donna di casa". 
Questo solleva non pochi problemi finanziari. Per ricamare, cucire, dipingere, occorre materiale e il materiale costa. 
Ma Dio è buono! Quando sembra che non c'è più via d'uscita, giunge insperato un aiuto. E questo incoraggia a proseguire. Il Vostro dono ne è stato una testimonianza: quanto bene si è potuto fare con la Vostra generosità. 
Si è deciso di comprare un terreno per la "casa dei bambini" che hanno urgente bisogno di un laboratorio, per una piccola fabbrica di scope, e di un dormitorio, al primo piano. Si è inoltre comprata una casetta per una famiglia molto povera.
Si sono pagati i debiti, che si erano accumulati in questo periodo e si stanno aiutando le bambine e i poveri del quartiere. Si sono pure pagati i lavori delle bambine, perché vedendo ne il frutto si appassionino al lavoro e alla vita di casa. 
A giorni si farà un piccolo "mercatino", dove la gente potrà comprare a prezzi "quasi simbolici" tutti gli indumenti che avete offerti. 
Abbiate la certezza che io sono qui "con Voi" e come "una di Voi": certamente la meno adatta e la più debole. Ma Voi siete qui con me! Non posso pensarmi diversamente. La mia missione è la missione di "tutti noi" sono qui come "un seme" della nostra terra. Siete Voi che lo fecondate colla vostra amicizia e la vostra bontà, di cui vi ringrazio ancora di cuore a nome di tutti questi poveri. 
Un abbraccio! 
Sr. Giuliana FMA

 
 

Fortaleza, 24.08.1989 La doccia 

Carissima Pinuccia, 
ti mando la foto della "doccia" per i più piccoli, che è stata scattata qualche giorno dopo l'inaugurazione. 
Questa è stata la prima costruzione: "tre canne" come doccia ; incredibile per l'Italia, ma il non plus ultra per questi bambini della strada. Vedi come sono felici? Loro godono di tutto: anche la doccia diventa un momento di gioco. 
Chi ha le mutandine si toglie i calzoncini, chi non le ha, fa la doccia lo stesso. Ma il clima è caldo e poco dopo è tutto asciutto. 
Certo bisognerebbe cambiare la roba, ma finora è stato un problema, perché è difficile dare una norma a bambini che non hanno mai avuto norme. Però, poco per volta, si riesce ad educarli: intanto si dà tempo al tempo e ... si ride con loro. Per loro tutto è motivo di festa: anche un semplice chà (thè NdT) di erbe del campo quando, oltre che a mancare il latte, manca anche il caffè. 
La gioia è il tesoro dei poveri, sai ? 
Saranno loro che ce la insegneranno: Vedrai ! 
Un abbraccio 

Sr. Giuliana FMA

 
 

Petrolina, 03.11.1989 Senso della malattia

Carissimi "tutti",
quante "lettere e "telefonate" ho ricevuto dall'Italia, dai "toni più diversi", ma tutte traboccanti di affetto vivo e profondo. Ne sono rimasta commossa per tutte queste testimonianze cosi belle, perché dimostrano che nel mondo e nel cuore di tutti voi c'è ancora tanto amore. 
E questo è stupendo ! 
Si sente la forza dell'amicizia, che sostiene, dà vita, anima, e incoraggia ad affrontare tutto con molta pace e serenità. 
Alcuni di voi si sono posti una domanda di "senso" su questa malattia così improvvisa ed aggressiva, a poco tempo dal mio arrivo in missione. "Perché il cancro Suor Giuliana ? mi avete scritto; perché così all'inizio di un cammino, quando una persona incomincia a dare il tutto di sé ?"; "perché il dolore nella vita, specie nelle persone più care?". 
Oh, certamente io non so rispondere a tutte queste domande in modo adeguato, ma è già una cosa grande che si "siano poste" queste "domande di senso". Se questa malattia fosse anche servita solo per suscitare ciò, io ne sarei felice. 
Come è importante, nella vita, lasciarsi provocare dai "grandi interrogativi", che ci fanno penetrare a poco a poco nella profondità del nostro essere e ce ne fanno riscoprire tutta la ricchezza! 
"Perché" quindi il dolore? 
Per ritrovare se stessi, io direi, e, soprattutto, per ritrovare il grande valore degli altri, di questi altri che ci vivono accanto, ma che sono sempre un "poco più in là" dei nostri interessi. 
lo sto vedendo che questa mia malattia sta suscitando una grande ondata di simpatia, che si sta traducendo in una forma attiva e concreta di partecipazione nelle forme più belle. Chi ha voluto assumersi immediatamente la responsabilità di "tutti questi piccoli", organizzando raccolte e offerte, chi sta programmando un piano di azione, chi ha mandato subito offerte personali con un autentico sacrificio. Un'amica mi ha mandato come offerta quanto aveva ricevuto come eredità. 
E, con mia grande gioia, vedo che sta fiorendo tanta bontà, proprio a causa di questa malattia. 
Come posso quindi non esserne contenta e non ringraziare il Signore per essere stata un "semplice strumento" di tutto questo bene che si sta facendo ? 
Il Petrape come avrebbe incontrato in breve spazio di tempo tutto questo aiuto, che gli permette di "sopravvivere"? Il cancro è stato come un allarme e voi l'avete sentito immediatamente. 
lo ve ne ringrazio, a nome di tutti questi piccoli che vanno sempre più aumentando e che si vanno facendo sempre più buoni. 
Come è bello vivere con loro, dare il tutto di sé, restituire la speranza nella vita che già avevano perso per le violenze subite nella famiglia e nella strada. 
E' per questo che ritorno a Petrolina non appena il Professore mi dà alcuni giorni di riposo, tra un ciclo e l'altro della chemio.
Mi spiace un poco che il Professore abbia raddoppiato il tempo della cura, perché questo mi obbliga a restare a Fortaleza quasi un anno ancora. Ma se questo è bene perché possa riprendere in salute, accetto ben volentieri. Il tempo passa in fretta e poi potrò dare ai piccoli 24 h. su 24 per 365 giorni all'anno. 
Sr Giuliana FMA

 
 

Fortaleza, 02.05.1993 No all'Africa, resta a Fortaleza fino alla fine 

Carissimi "tutti",
penso che ormai, nella maggioranza, sappiate che non potrò più andare in Mozambico. Il male va lentamente progredendo e le Superiore hanno pensato opportuno che io restassi qui, per avere le cure del caso. 
Non pensate però che la mia Missione sia finita anzi ! - Sta entrando nel momento culminante e più vivo. lo direi: più bello ed entusiasmante. 
Il mese scorso venne qui in visita canonica, da Roma, una nostra Superiora del Capitolo Generale. Le esposi il mio caso, la impossibilità di andare in Mozambico e, soprattutto, il mio desiderio vivo di darmi ai poveri "fino alla fine". 
E' questa la ragione della mia Missione, che tanto amo e niente e nessuno può togliermi ; neanche la malattia, anche se già in stato avanzato. 
Già avevo visitato la periferia di Fortaleza e se, un tempo, avevo trovato una grande povertà nel Petrape, qui ho trovato l'estrema miseria. Le favelas, viste da vicino, straziano l'anima. In genere non c'è né luce, né acqua: quindi immaginate i focolai di malattie che lì ci sono, data la mancanza assoluta di igiene. 
Beh : è proprio lì che andrò a lavorare il tempo di vita che ancora mi resta.
Lì c'è una comunità di suore che si occupa di tutta quella zona di periferia, accompagnate e sostenute spiritualmente da due sacerdoti comboniani della Valtellina e di Sondrio. 
Già ho fatto un sopralluogo, già ho visto le primissime necessità e con le offerte, che avete mandato in questi tempi, abbiamo cercato di dare qualcosa agli insegnanti delle scuolette comunitarie che, dall'inizio dell'anno, non avevano ancora ricevuto una lira. 
Ma, accanto ad un piccolo stipendio per gli insegnanti, che "deve continuare" e, poco per volta, aumentare, c'è tutto il materiale scolastico che manca assolutamente. I bambini scrivono, a matita, su di un quaderno di V elementare : gli unici che esistono i Brasile, per poter poi cancellare e usare di nuovo. 
Ma ora le grandi sfide alla società di oggi sono le periferie delle grandi città. Là vivono "ammonticchiati" migliaia e migliaia di famiglie che, a gruppi, e ad ondate improvvise, lasciano la campagna, che è sinonimo di fame, e invadono "solidali" un pezzo di terreno. Lì costruiscono le baracche : all'inizio con cartone e pezzi di plastica, poi di fango, poi, poco per volta di mattoni. 
Lì non possono sorgere parrocchie, propriamente dette, ma "comunità cristiane". Si organizzano tra di loro e ad ogni nuova invasione, le comunità, che hanno già un minimo di struttura, aiutano i nuovi arrivati ad organizzarsi. Prima di tutto si pensa ai bimbi. 
Ed è proprio lì, in una delle nuove invasioni, che gli "artigianelli di Seregno" mandano il pranzo per 1000 bambini, in due diverse comunità. 
Mangiano per terra, nel fango, in molto fango, che ora è tanto, perché siamo nei sei mesi di pioggia. 
Minimo ci vuole un "capannone"! non vi sembra ? Ebbene io ho accettato la sfida, perché sono certa che "VOI" lo costruirete. Come sempre, non sarò che lo strumento, perché la vostra bontà giunga fino a qui. 
Il lavoro, se penso al Petrape, si è fatto molto molto più ampio. Le comunità a cui si provvede, sono 19. 
Ecco, ora pensatemi qui, felice e serena di poter vivere in intensità fino a che ne avrò le forze. Restare in Fortaleza, per me, è già un lusso, perché non mi mancheranno le cure del caso. 
Sr. Giuliana FMA 

 
 

Fortaleza, 09.12.1993 Lo scopo della missionaria 

Carissima Eco Mornesina ,
la mia salute ? 
Certo, la gravità del male avanza, a volte galoppando, ma non posso pensarci. Il bene da fare ai poveri, fino a che mi sarà possibile, supera ogni altro pensiero. In Italia si sono formati vari gruppi di amici, sorti per sostenere tutta quest'opera missionaria. 
E i gruppi stanno acquistando un fisionomia di una viva profondità cristiana. Il lavoro che realizzano sta diventando espressione della loro fede e fraternità mondiale. Siamo in contatto epistolare abbastanza intenso e questo crea una crescita nella fede di tutti noi. Vedete quindi come la mia vita è intensa. Certamente sto preparando e organizzando il tutto perché altri poi continuino: non può finire nel nulla un'opera così bella e animata. 
Prima potevo muovermi da sola, adesso solo se accompagnata con una macchina. Ma questo non mi crea problema: seduta, la mia testa può pensare, organizzare, comunicare, progettare. E gli altri agiscono. E questo è ottimo, perché una Missionaria deve soprattutto animare e agire nelle quinte. L'importante è che il povero si promuova, prenda coscienza, si organizzi, proclami e celebri la sua fede. 
Che dirvi di più ? 
Penso abbiate intuito la mia gioia di essere qui. Sono felice immensamente. 
Il Signore non poteva darmi un dono maggiore in questo ultimo tratto del mio cammino. 
Con amicizia. 
Sr. Giuliana FMA

 
 

Fortaleza, 12.02.1994 L'inizio dell'Escola Galli

Carissimi "amici tutti", 
eccoci finalmente a scambiare "quattro chiacchiere familiari". Il pozzo, preziosissimo, è venuto splendido. Accanto, si è collocato un "reservatorio" d'acqua prefabbricato e si è fatta una diramazione, perché l'acqua giunga direttamente ad una povera favela. 
Anche il salone, per il pranzo dei bimbi, è venuto molto bello e funzionale, con lavandini e bagni e tutto il necessario per una vita dignitosa. Durante la costruzione del salone si è pure fatta una ristrutturazione della scuola. Il tutto è risultato elegante : la gente del posto ne è orgogliosa e continua a ringraziare. 
Il cantiere dei lavori però non si è chiuso: tutt'altro! Potete vedermi ferma in una miseria così disumana? Sta di fatto che non sono più in condizione di vivere nelle favelas, a cui la vostra squisita bontà ha offerto il pozzo e il salone. Le mie forze fisiche vanno diminuendo, anche se il mio amore ai poveri conosce un crescendo continuo. 
Ho dovuto rientrare in comunità, per sottopormi ad una nuova radioterapia, che è terminata giorni fa. Ma… i poveri, sono venuti a prendermi. 
Vicino alla nostra casa c'è la Favela Garibaldi, poverissima. 
Molto più povera del Caninde Dinho (vedi pozzo) e del Parco S. Amaro (vedi salone). Vi ero stata una volta e vi avevo promesso un aiuto. 
E la promessa, adesso, si sta facendo realtà. Una coppia splendida : Auremir (lei) Gilcelio (lui), persone di fede, di preghiera, di generosità massima, conosciutami per caso, vennero a prendermi perché li incamminassi e li aiutassi a concretizzare il loro desiderio di dare parte del loro tempo a Dio e ai poveri.
Niente di meglio! Fui con loro, vedemmo, facemmo parecchie visite di amicizia, parlammo con la gente e sorsero le idee progetto! Sono belle! Ve le presento così come sono sorte. 
Con le offerte che avete mandato, stiamo già ristrutturando una scuola, che non aveva la minima funzionalità. Era quasi abbandonata e con pochi alunni. 
Vedendo che le gestanti non hanno nessun accompagnamento e che sono abbandonate a loro stesse nel momento di partorire, Auremir ha pensato di creare una "casa del parto", con un minimo di accoglienza e di arredamenti necessari. La casetta si è già occupata ; ora deve essere ristrutturata e ammobiliata. 
Inoltre Gilcelio, quando vide una fila di donne, lavare per terra e con una paga di fame, pensò all'opportunità di una "lavanderia comunitaria". Il tutto è ancora a livello di progetto, ma sono sicura che col vostro aiuto, tutto si farà splendida realtà. 
E i bimbi ? Quanti bimbi ? Spuntano come funghi da tutte le parti. Vicino alla scuola abbiamo comprato una casetta che sarà una piccola scuola materna. 
Anche qui deve entrare l'amore di Dio, attraverso la nostra cordiale fraternità. Riprendiamo di nuovo il cammino, anche se ora 

in modo un poco diverso? Se l'opera che abbiamo Incominciato insieme deve continuare, ringraziamo insieme il Signore che ha' ( messo sul nostro cammino questa coppia meravigliosa. lo la sto accompagnando, animando, guidando. 
Ad acuta intelligenza, uniscono un forte senso di responsa-bilità e viva sensibilità ai poveri. E' stato un dono di Dio, perché l'opera continui con lo stesso vostro entusiasmo. 
Auremir si terrà in contatto con voi : vi renderà conto di tutto (è laureata in economia e commercio), vi scriverà e vi terrà al pari di tutto quanto verrà realizzato. Gilcelio è un ingegnere e le 
sue conoscenze ci favoriscono al massimo nelle costruzioni, ristrutturazioni e riattivazione di pozzi.
Questo mi dà tanta pace e tanta gioia. Era troppo bello il lavoro che avevamo portato avanti insieme. E' per questo che deve continuare. 

Sr. Giuliana FMA

 
 

Fortaleza, 06.06.1994 Venite a vedere

Carissimo Gruppo "giovani famiglie",
ho ricevuto questa sera la vostra foto: che splendida! C' era dal neonato ai nonni! Magnifico tutto! 
Ma non sapevo che il Gruppo fosse così grande. Vedo che vale proprio la pena che in un piccolo angolo del Brasile viva una suorina da nulla che alcuni anni fa venne li a Legnano e parlò semplicemente coi bimbi dell'oratorio, con le mamme e con i parrocchiani. Fu un incontro felice. Nacque un movimento meraviglioso che si fa sempre più grande. Sapeste quanto sono felice! Non solo per l'aiuto che poi mi mandate, anche se ne abbiamo "estremo" bisogno, ma soprattutto perché voi state crescendo come gruppo, come impegno solidale per chi non ha la nostra stessa sorte. Dirvi che lì, nella favela, ci sono famiglie che stanno tre o quattro giorni senza mangiare e ingannano lo stomaco bevendo acqua (fosse almeno potabile!), può sembrare incredibile a noi; eppure qui è una realtà quotidiana e naturale. 
E' per questo che abbiamo incominciato a ristrutturare la scuola, per raccogliere il maggior numero possibile di bimbi. Abbiamo cercato le migliori insegnanti della zona, capaci e diplomate, per dare una istruzione degna ai bimbi che hanno il diritto di crescere come qualsiasi altro bimbo, figlio di papà. Abbiamo provveduto ad installare un piccola cucina con una mini-dispensa per dare una merenda ben rafforzata, che supplisca il pranzo e la cena che non prendono, e stiamo comperando tutto il materiale scolastico, che è carissimo, ma che non si può chiedere alle famiglie, non avendo neppure il minimo per mangiare. 
La scuola è iniziata lunedì scorso, 4 Aprile, anche se con un certo ritardo sul calendario (qui le scuole iniziano in Febbraio), ma si è dovuto ristrutturare tutto l'edificio, che era cadente.
Il tutto si è avviato molto bene, anche se la scuola non è completamente finita. Ma i poveri non fanno caso a questo. Sono felice della splendida coppia (Auremir e Gilcelio NdR) che da gennaio si sta dedicando loro con una intelligenza e una dedizione straordinaria. Pare loro impossibile che qualcuno si è ricordato di loro e stanno aprendosi alla speranza. Sapeste come tutto questo aiuta a vivere il Vangelo, con una semplicità estrema, ma con una volontà decisa a darsi fino alla fine. 
Come sostenere un'opera così, senza richiedere un minimo di contributo finanziario? 
Ho la gioia di dirvi che riusciamo a realizzare tutto questo grazie all'aiuto vostro e degli amici che ci sostengono. 
E questo fino a quando? Finora la mia presenza è stata come un anello di congiunzione tra il Brasile e l'Italia, che ha cercato di animare, sostenere, incoraggiare. Ma se il vostro Gruppo ha già acquistato una fisionomia cosi solida dovreste essere in grado di inventare mezzi perché quest'opera si faccia l'opera prediletta del "Gruppo Giovani Famiglie dei SS Martiri". 
Ho visto che nel gruppo ci sono tanti bimbi e anche pensionati. Fateli lavorare anche loro con motivazioni evangeliche, col desiderio vivo che l'amore di Dio possa giungere in questi angoli più nascosti. 
Ma a questo punto si fa indispensabile una vostra visita. 
Venite durante le ferie, anche solo in due o tre, o anche di più, se potete. E' necessario vedere per essere poi quell'anello di congiunzione che deve garantire il futuro dell'opera. E' tanto bella e preziosa; la gente del posto incomincia a goderne. Ora tocca a noi dare un volto certo a questa gioia. lo ci conto perché conosco la vostra bontà.
Con amicizia

Sr. Giuliana FMA

 
 

Fortaleza, 26.06.1994 Grazie

Carissime Madrine e Padrini, 

ho ricevuto l'ultimo elenco delle "adozioni a distanza" e ho letto con "piacere" e "commozione" vari nomi di persone che non conosco. A questi, in particolare, vorrei dire il nostro GRAZIE cordiale e fraterno. 
Non ci conosciamo, eppure avete aderito ad una iniziativa così preziosa per i nostri cari bimbi così poveri. 
Il Signore benedica questo Vostro gesto di fraternità cristiana e ricompensi il bene che ci state facendo nel silenzio della Vostra cordiale offerta. 
Accettate un "bacetto" da ciascun bimbo che avete adottato e un GRAZIE grande dall'equipe. 
Con simpatia 
Sr. Giuliana FMA

 
 

Fortaleza,09.01.1995 Testamento spirituale

Carissimi Madrina e Padrino, 

vedendo che la campagna delle adozioni va diffondendosi con intelligenza e vera fraternità cristiana, non si potrebbero organizzare vari centri di animazione ? Già esiste Basiano (Mi) con la sig.ra Angela, Legnano 5S.Martiri con le ex allieve, il nascente gruppo di Roma con Ettore, la famiglia e l'amico Edoardo, e, logicamente, Cesano Maderno, con la mia infaticabile cognata Pinuccia, che sta coordinando il tutto. I gruppi potrebbero organizzarsi con una certa autonomia, perché ciascuno ha i suoi carismatici, che sanno inventare, animare e spingere all'azione. Certamente non può mancare lo scambio delle informazioni per una coordinazione intelligente. 
La campagna delle adozioni è una alta forma di fraternità cristiana. Offre ai bimbi adottati la possibilità di una vita più degna e umana. Sapeste come stanno già avvenendo i miracoli. Se vedeste, ne sareste incantati. 
Ma mentre voi offrite ai bimbi una possibilità di vita, voi stessi, noi tutti insieme, stiamo crescendo nella nostra umanità più vera. E questa è una realtà, a cui tengo tanto. 
Non è tanto la quota annuale, che mandate e rinnovate, ciò che più importa; anche se per noi è essenziale e indispensabile. Ciò che mi sta a cuore e che la nostra persona si apra ai grandi orizzonti dell'umanità, che si entusiasmi ai problemi e agli ideali più sublimi, che si apra al fratello, senza chiudersi, come purtroppo conduce il nostro consumismo, al piccolo cerchio della nostra famiglia e ai mille bisogni indotti. 
Apriamoci, entusiasmiamoci del bene, diamo in pace il nostro tempo, vivendo con allegria e festa i momenti di incontro del nostro gruppo. Abbiamo bisogno di ritrovare il senso del gratuito, per gustare la vera gioia.
Lo scorso anno avevamo regolarmente iscritti nella scuola 80 bimbi : quest'anno sono già triplicati. 
Abbiamo assolutamente bisogno che "tutti" i nuovi alunni, 200 circa, siano adottati. Con l'inizio della scuola, che qui è il 30 di gennaio, faremo le foto, che poi vi manderemo. Nessun bimbo potrà essere escluso, per non creare divisioni o invidie all'interno del Centro. 
Mettetevi quindi all'opera. Animate i vostri centri e vedrete come è gratificante il dono entusiasta di sé. 

Ultimo la mia salute. Mi è arrivato un "segno del Cielo" e io lo voglio prendere come tale. Le ossa, dato il livello altissimo del cancro, sembra che non vogliano più stare insieme. Si sta facendo ora un tentativo, che non so fino a quando durerà. 
Le mie ossa però siete voi : questo mi dà tanta speranza. 
L'opera così bella, che Dio ha iniziato con la vostra fraterna e commovente collaborazione, deve continuare per la Sua Gloria. Ne sono certa ! Grazie! 
Ora vi abbraccio ad uno ad uno 
Con amicizia 
Sr. Giuliana FMA

 
 
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